Lo ed io siamo arrivati fino a Gardone Riviera la scorsa settimana.
Stupendo!? Il tempo non è stato dei migliori, però ci siamo goduti il lunghissimo viaggio ^^
Siamo partiti alle 13 all’incirca da Verona e lentamente siamo arrivati alla meta. In realtà non sapevamo dove andare..! Dopo aver imboccato probabilmente per la seconda volta una tangenziale in in motorino a nostra insaputa, e affiancando praticamente una pattuglia che non ci ha nemmeno notati, siamo riusciti ad arrivare alla casa di Gabriele D’Annunzio, e con pochi spiccioli in tasca, siamo entrati a visitare la splendida magione & giardino annesso. Ci siamo divertiti tantissimo..!
Era la terza volta che visitavo la casa, mentre per il Lo è stata la prima volta, e sicuramente indimenticabile data l’estrosità di D’Annunzio. Inoltre abbiamo trovato anche Michele Placido che alla sera avrebbe recitato all’auditorio della casa, per cui è stata una bella sorpresa anche quella..!
D’Annunzio era assolutamente pazzoide: all’entrata della casa, vi ha posto una colonna che si pone come divisorio tra la porta di destra e quella di sinistra: a sinistra entravano gli ospiti desiderati, mentre a destra quelli indesiderati, i quali pare aspettassero ore ed ore prima di riuscire a riceverlo (tra questi si mormora che ci fosse anche Benito, il quale aspettò all’incirca 4 ore).
Proseguendo dall’entrata di destra, troviamo uno studiolo attrezzato con una scrivania enorme colma di oggetti. Dietro la scrivania, una porticina aperta mostrava una piccola farmacia in cui erano riposti moltissimi medicinali. Pare infatti che l’Autore fosse ipocondriaco. Sulla suddetta scrivania moriì all’età di 75 anni mi pare di emorragia cerebrale.
Proseguendo ci ritroviamo nella stanza della musica. Un aspetto molto opprimente, ricoperta anche sul soffitto di tele. La luce che filtra in generale in tutta la casa è pochissima poichè D’Annunzio aveva dei dusturbi agli occhi che si era procurato durante l’impresa di Fiume. Nella stanza troviamo divani e un pianoforte, oltre a moltissimi oggetti. Il pianoforte lo suonava una sua amante.
La prossima stanza è quella dei libri. In tutta la casa sono raccolti all’incirca 33.000 libri e 10.000 oggetti. Una quantità enorme. I libri sono tutti in ordine come li ha lasciati lui, per epoca, e nome, tutti classificati. Alcuni risalgono al XVI secolo addirittura. Inoltre sono consultabili su richiesta. Egli ne faceva sfoggio, ostentava la sua ricchezza. In questa stanza si incontrava con gli ospiti, e sono presenti molti calchi in gesso di numerose persone. Vi è inoltre un Globo di legno enorme, ed un Organo.
Il corridoio ci porta quindi nella stanza da letto, una delle più opprimenti della casa. La posizione degli oggetti, benchè essi si trovino ovunque sembrando quasi accatastati, possiede una logica. Infatti il Poeta arredò la casa in questo modo proprio per lasciare le persone stupite, sbigottite, quasi disorientate in quel caos fittizio. Ricorre il motivo orientale, moda dell’epoca, iconografie di Dante, ed i suoi versi impressi sul soffitto della stanza da letto. Frutta in vetro di murano sparsa ovunque. La stanza da letto abbastanza caotica la lasciamo alle nostre spalle per inoltrarci in una stanzina molto kitch in cui appare una fotografia di Eleonora Duse, grande amore di D’Annunzio.
Arriviamo dunque ai servizi igenici, anch’essi stracolmi di oggetti. Il water è separato dalla vasca da bagno. Appesi sopra al water in pratica, grandi mascheroni terrificanti. Proseguendo, troviamo uno studio, sui cui lati è scavato (più che altro incavato) un Pensatoio, una sorta di mini-volta sotto la quale è sistemato un leggio, ove il Poeta rifletteva per ore. Stanza molto cupa anch’essa, nella quale sono sparsi altri libri.
Ci incamminiamo in un lungo corridoio, e troviamo la cucina, che pare far parte di un altro immobile: un diverso stile piuttosto scarno caratterizza questa stanza dai toni celesti e molto lucente. Un piccolo Eden nel tetro covo D’Annunziano.
La prossima stanza è forse quella che più caratterizza l’estrosità del personaggio. Un letto al centro con una doppia valenza: guardandolo pare una culla… guardandolo di nuovo una bara. Lì furono deposte le spoglie del poeta la notte della sua morte. Una stanza molto particolare che sicuramente toglie il fiato (o almeno questa è la reazione che ha causato in me). Un altra stanza particolare è quella in cui conservava mille oggetti che andavano a simboleggiare un qualche cosa. Centinaia di statuette, immagini, iconografie di ogni tipo di Dio, di ogni tipo di religione, soprattutto orientale (ricorre il Buddah). In questa stanza, ciò che colpisce è la scritta impressa sul muro: Cinque le dita, e cinque i peccati. Cinque peccati? Ragionando con il poeta ed il suo modo di essere, effettivamente l’avarizia e la lussuria non possono essere dei peccati per D’Annunzio, data la sua propensione a vivere in base ad essi.
L’ opificio è la stanza in cui l’autore creava. Era li il punto fondamentale della casa, la stanza in cui l’arte veniva partorita. Ed è proprio questo il motivo per il quale il poeta fece costruire una porticina bassa bassa che andasse a connettere il corridoio alla suddetta stanza: davanti all’arte, vi è la necessità di inchinarsi. Centinaia di manoscritti ivi conservati intatti; oggetti strani che oramai non stupiscono più. La stanza appare però stranamente lucente. Nessun telo sul soffitto, mi pare non ci fossero nemmeno dei tappeti. Dietro la scrivania del Poeta, il calco in gesso del viso della Duse, coperto da un velo in modo che ella non facesse venire a meno la concentrazione e l’ispirazione del sommo poeta. Una bottiglia di acqua poggiata su di un comodino, recante la dedica “A Gabriele D’Annunzio” proveniente dalle fonti dell’Abruzzo.
La stanza in cui il poeta accoglieva gli ospiti desiderati, è sicuramente più calda ed accogliente. Un caminetto sul lato destro, e l’elica di un’aereo a sovrastarla. Da li si giunge poi alla sala da pranzo, con uno stile “antagonista” al resto della casa; essa fu infatti ideata e sviluppata dall’architetto che lavorò per la costruzione (in realtà modifica) della casa. Il rosso è il colore che la predomina. L’argenteria posizionata sul tavolo possiede una funzione meramente ornamentale. Una tartaruga è posizionata sul tavolo. Il guscio è originale di una tartaruga trovata morta in giardino, probabilmente per aver mangiato troppo… una sorta di messaggio per coloro che cenavano nell’umilissima dimora del poeta.
La casa è stata stupenda… il giardino lascia senza parole… La giornata è stata fantastica..!
GRAZIE GABRY PER AVERCI REGALATO UNA SPLENDIDA GIORNATA..!
-Deny-
…scusate se scrivo di rado ma non ho più tempo con la scusa del lavoro e dei diversi impegni che si sviluppano nell’arco di una giornata… tenterò di scrivere di più..!