Recensione “Arrivederci Mostro” il nuovo album di Ligabue!

by -Lo-

Finalmente Arrivederci Mostro il nuovo album di Luciano Ligabue è arrivato nei negozi e nei nostri stereo! Pioggia o non pioggia questa mattina alle 8.45 ero già davanti alla Fnac ad aspettare l’apertura alle nove e mezza per acquistare due copie del cd, una per me e una per il mio amore^^ 9.35 e la Fnac apre, mi fiondo nel box dove sono contenuti i cd, passo dalla cassa e sono subito fuori dal negozio, strappo il cellofan e tiro fuori il lettore cd portatile. La gente mi guarda come se fosse un troglodito, con gli sguardi di chi pensa “oh ma chi lo avvisa che ora si usano i lettori mp3?”. Non importa, io inizio a divorarmi il nuovo album. Mi incammino verso la biblioteca per andare a studiare mentre ascolto “Quando canterai la tua canzone“, la prima traccia del cd. Una canzone rock che sputa in faccia a chi non ci vuole, che sa tirarti fuori la carica per andare avanti a mostrarti per come sei. Poi arriva “La Linea Sottile” e si prosegue con il rock dal testo capace di farti riflettere sui differenti punti di vista, sulle due faccie della moneta. Tutto d’un fiato si continua a toni sparati con “Nel tempo“. Arriva poi la canzone d’amore “Ci sei sempre stata“, accompagnata da un malinconico lungo e stupendo assolo che da tempo non si sentiva nelle canzoni di Luciano! “La verità è una scelta” introduce una novità nella discografia di Ligabue con una svolta elettronica nelle strofe per poi esplodere nel ritornello. Le chitarre lo fanno da padrone con un sound molto duro e una batteria che scandisce il tempo. Ora ci si inoltra nella parte più cupa del cd, “Caro il mio Francesco” non sembra nemmeno una canzone, ha più il tono di una poesia di dolore tirata fuori dalla rabbia. Le motivazioni che hanno spinto questa rabbia sono note e mi pare inutile specularci sopra, mi soffermerò quindi sul testo dove fuoriesce una verità sacrosanta e che mi ha sempre urtato. La falsità degli artisti che si lamentano di tutto e tutti mentre passano le loro giornate affogando nel miliardi di soldi che tanto disprezzano pur di vendere qualche cd in più! “Atto di fede” ci spinge a vivere, vivere è una scelta che noi facciamo ogni sacrosanto secondo della nostra vita. Non siamo qui per un caso, se ci siamo è perchè lo abbiamo voluto noi, continuiamo ad esserci. ”Un colpo all’anima” spezza la tensione con un ritmo scanzonato e molto estivo. Un sound orecchiabile e commerciale come tutti hanno detto. Io dico meno male che c’è! L’album è molto particolare nei suoni e nei testi, per niente commerciale, un pezzo leggero è quello che ci vuole a metà viaggio. Poi è il momento de “Il peso della valigia“, un malinconico ricordo di quello che è stato, di quello che ci portiamo dietro ogni giorno dalle esperienze fatte alle sensazioni vissute. La valigia è metaforicamente quello che siamo e ciò che siamo è frutto di quello che abbiamo vissuto. Incredibile ma vero, c’è una canzone del cd che non mi prende molto per ora. Si tratta di “Taca Banda” la canzone dove alla batteria c’è il piccolo Lenny, il figlio undicenne di Ligabue. Taca Banda è un blues che ricorda molto le canzoni di Bennato ai tempi di Peter Pan dal testo, per ora, incomprensibile per me. Di certo non sfuggirà occasione di imparare a memoria anche questa traccia. Ora si arriva ad un punto cruciale. “Quando mi vieni a prendere” parla della tragedia avvenuta a Dendermonde quando un ragazzo munito di coltello si è recato in asilo nido e ha ucciso 2 bambini, una maestra e ferito altri innocenti spettatori di quella tragedia. Nella canzone il tutto è raccontato dagli occhi di un bambino che si sveglia come tutti i giorni, fa colazione con la mamma che poi lo accompagna all’asilo. Lui vuole stare con sua mamma e aspetta solo di ritornare tra le sua braccia. Poi all’asilo arriva quello che per il bambino è l’uomo nero, tutti urlano, si tratta di un gioco nuovo che non ha mai fatto. La maestra è agitata e nervosa, tutti guardano il bambino, lui non capisce perchè e poi le luci si spengono. Il bambino non tornerà più tra le braccia della mamma. Non quel giorno. Si tratta di un piccolo capolavoro secondo me. E’ la prima canzone che è stata capace di farmi quasi piangere e ancora adesso quando l’ascolto mi viene il magone. Un fatto drammatico di cui la tv ne parla solo per pochi giorni per poi passare alla seguente drammatica notizia rendendoci insensibili giorno dopo giorno a queste tragedie. Purtroppo il male non passa così invece. L’ultima traccia riaccende il rock e la voglia di vivere alla grande, di “vivere ogni sera per volta”! Si tratta de “Il meglio deve ancora venire“, meglio che arriva quando si incontra la persona giusta, la persona che ogni giorno ti fa capire che non c’è nulla da rimpiangere perchè il domani sarà ancora più bello!

Il cd è davvero diverso dagli ultimi cd del Liga. Ha bisogno di più di un ascolto sicuramente per esser apprezzato, a me personalmente fa impazzire. Penso sia davvero bello, pieno di rock, chitarra e testi da cantautore maturo. Beh, siete ancora qui? Che aspettate a comprarlo?

-Lo-