Elettroshock e Italia…

by -Lo-

Oggi, sfogliando il Corriere della Sera del 15 febbraio mi è capitato tra le mani un articolo sull’elettroshock intitolato: “Appello degli psichiatri: torniamo all’elettroshock per le depressioni gravi.” L’articolo riporta la volontà dei più illustri psichiatri di Italia di sdoganare la tecnica dell’elettroshock dai pregiudizi culturali e di riportarlo in uso in tutti gli ospedali psichiatrici. Attualmente in Italia le strutture in cui può essere effettuata la TEC sono nove, di cui sei pubbliche(Brescia, Cagliari, Bressanone, Brunico, Pisa, Oristano) e tre private(Roma, Verona, Bologna). Il portavoce degli psichiatri dichiara che l’elettroshock è ancora tutt’oggi la miglior cura per le depressioni gravi, malattie psicotiche e con alto rischio di suicidio. I suoi effetti indesiderati? “Irrilevanti!”

Di tutt’altro parere è invece Alda Merini, poetessa, vittima di una coercitiva internazione in un manicomio italiano durata oltre 15 anni. “Era una barbaria. Una sevizia. Una tortura.” Così lo definisce, senza troppe parole. Probabilmente perché sono pochi i ricordi riguardanti quest’esperienza che si porta con se. Sono tutti andati perduti a causa delle violenti scariche subite al cranio. Purtroppo, ammette, non è l’unica cosa persa la memoria: anche i denti, tutti rotti stringendo il morsetto durante la terapia.

 

Personalmente trovo impensabile proporre nel 2008 in un paese moderno come l’Italia la terapia dell’elettroshock. Una scarica di 220 volt impressa nel cranio della persona per poter riattivare le parti inattive o deficitarie del cervello. Come è triste e desolante pensare ancora all’elettroshock come terapia, quando tra i vari usi fatti della TEC nella storia troviamo la tortura nei Gulag sovietici. Lo stesso Basaglia, autore della lotta contro i manicomi e della legge 180 che portò alla loro chiusura, definì la tecnica come dare un pugno ad un televisore per rimetterlo in sintonia…

Possibile che non possa prevalere il buonsenso delle persone, cercando il vero bene per gli altri e le cure migliori!?!

Evidentemente no, non viviamo nel mondo delle favole e molto spesso quello che importa non è contribuire a migliorare la nostra sanità, ma portare introiti nelle proprie tasche! Io disapprovo totalmente l’elettroshock, però bisogna fare attenzione a non cadere nella trappola di chi vuol solo proverbialmente portare acqua al suo mulino screditando la psicologia e le sue malattie. Cercando su internet è facile confrontarsi con idee molto confuse ed esagerate. La depressione è una malattia, esiste e questo penso sia innegabile. Sentenze quali “la depressione non è altro che una malattia creata a tavolino dagli psichiatri per guadagnare” a mio avviso sono frutto di un’ignoranza abissale. Un’ignoranza che si è diffusa troppo ultimamente. Ci vuole informazione e cervello!

 

-Lo-

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